Gli scrittori sono come i vulcani: ogni tanto eruttano.
I vulcani lava, gli scrittori storie.
Alcuni sono come l'Etna, che borbotta, caccia fumo dal
cratere e si fa notare anche quando non è nel pieno dell'eruzione. Altri
sono come il Vesuvio, che sembra addormentato, non dà segni di vita e poi esplode
all'improvviso, in modo subdolo.
Io ultimamente sono stato un po' Vesuvio. Me ne sono
stato zitto zitto, concentrandomi più sulla mia nuova passione per la
sceneggiatura che sulla stesura di nuovi romanzi. E, però, in questo apparente
silenzio, nel profondo qualcosa covava. Nel caso di specie un romanzo breve,
che ora sta per vedere la luce.
A gennaio/febbraio 2017 è prevista, infatti, l'uscita per
"Edizioni Cento Autori" del romanzo "LA RAGAZZA CHE NON SAPEVA RESPIRARE LE
NUVOLE".
Inserito in una collana per ragazzi e giovani adulti, credo
possa risultare interessante anche per un pubblico adulto. È la storia di una
band musicale di liceali, "I Grecale", ribattezzati nella loro
scuola: "la band degli sfigati", perché non sono belli, non sono
fighi, non sono ricchi. Sono bravi, suonano bene, ma questo pare non essere
sufficiente in un mondo in cui il look conta più di ogni altra cosa.
Quando Marco si innamora di Clelia, la strafiga della
classe, cantante di una band rivale, nessuno, nemmeno il suo miglior amico,
scommetterebbe un centesimo su di lui. Eppure…
Ma non sempre la storie d'amore filano lisce. La vita
non è una favola. Più spesso le storie d'amore fanno i conti con i pregiudizi, con
la difficoltà di mettersi in gioco, di affrontare la disapprovazione dei propri
"amici". Forse Clelia non è una "ragazza che sa respirare le
nuvole"…
Intanto il più importante "contest" della
città per band emergenti è alle porte.
In fase di stesura mi sono interrogato su come dovesse
essere lo stile, il linguaggio di questo romanzo che, fin dal principio, ho
pensato rivolto soprattutto a un pubblico di giovani lettori. Poi mi sono detto
che stavo sbagliando a pormi il problema. Se è certamente importante
"tarare" il linguaggio quando ci si rivolge a lettori di età
inferiore ai 14/15 anni, è finanche sbagliato farlo quando ci si rivolge a lettori che superano
questa fascia di età. Per loro il linguaggio deve essere ormai lo stesso che si
utilizza per un pubblico di lettori adulti. Mi è bastato ripensare alla "fame"
di romanzi "non da ragazzi" che avevo a 14 o 15 anni per
convincermene. A connotarlo come romanzo "young adult" (per usare una
terminologia abbastanza in voga), quindi, sono più che altro gli argomenti
trattati e la circostanza che i protagonisti sono dei ragazzi.
Mi auguro che il romanzo piaccia e che i lettori si appassionino
alle vicende della "band degli sfigati", alla loro voglia di
crescere, di capire e di non farsi troppo male mentre cercano di diventare
grandi.
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DA GENNAIO/FEBBRAIO 2017 NELLE LIBRERIE. |